NUOVE PROFESSIONI: DOVE E.... QUALI SBOCCHI
- CRC Consultcomm
- 19 nov 2018
- Tempo di lettura: 2 min
Un identikit chiaro per spiegare in quale direzione le professioni non ordinistiche stanno andando….

In tempi sempre più difficili dove il lavoro, spesso e volentieri, scarseggia, a conferma di una crisi che, nonostante le parole e promesse dei soliti politici, sembra non aver mai fine, ci si interroga su quali possono essere le professioni del futuro.
In questo articolo, esamineremo quelle "nuove", non ordinistiche, ovvero non legate ad ordini professionali, che sembrano destinate ad attirare un numero crescente di lavoratori.
Nell'ultimo decennio, esattamente fra il 2008 e 2016, si è registrata una notevole crescita di questo tipo di professioni, tanto che i freelance e i professionisti indipendenti sono aumentati del 54,9%, contro il 19,7% dei liberi professionisti e l’11,1% di quelli iscritti agli ordini.
Nel 2016, in Italia, la cifra legata ai liberi professionisti attivi, ammontava a circa 1.400.000, mentre il reddito medio pro-capite era di poco superiore ai 40.000 €.
Redditi in crescita per i Professionisti
Parlando di "nuove professioni" non legate ad ordini specifici, uno degli aspetti importanti è l'aspetto reddituale. Bisogna soprattutto capire quali sono le professioni oggetto di discussione e quali figure includono nel lor ambito: guide

turistiche, amministratori di condominio, erboristi, consulenti tributari, informatici, wedding planner, designer, grafici, formatori.
Tra gli ambiti di attività rientrano i servizi di mercato (98,1%), mentre questi professionisti svolgono soprattutto attività scientifiche e tecniche per il 51,2% vantando un reddito medio pro-capite di oltre 18.000€.
Professionisti ICT: retribuzioni e opportunità
A percepire i compensi più alti sono gli operatori nelle attività di consulenza gestionale (quasi 25mila euro) e nei servizi informatici (oltre 21mila euro). Tuttavia i settori che hanno riscosso maggior interesse e hanno registrato il maggior incremento di professionisti, sono quelli dell'istruzione e formazione.

Si tratta di una vera e propria impennata: 147,4%; in seconda battuta troviamo la sanità e l'assistenza sociale con il 98,1%, seguono le attività artistiche, sportive e di intrattenimento al 64,2%, per chiudere con le attività professionali, scientifiche e tecniche al 44,8%.