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EQUO COMPENSO PROFESSIONISTI

Equo compenso professionisti esteso a tutte le prestazioni rese: per l’Antitrust un ostacolo alla concorrenza e alla liberalizzazione delle Professioni.

L’Antitrust ha bocciato la possibilità di reintrodurre l’equo compenso, ovvero le tariffe minime che i professionisti possono chiedere per le prestazioni rese nei confronti dei committenti privati ma anche per la Pubblica Amministrazione. A prevedere la reintroduzione dei minimi tariffari era stato un emendamento al DL Fiscale n. 248/2017 della Commissione Bilancio del Senato, che però secondo l’Authority sarebbe in contrasto con le norme sulla concorrenza e con il processo di liberalizzazione delle professioni.



Nuove regole 2018

Le novità introdotte dal Decreto Fiscale riguardano tutti i Professionisti iscritti agli Ordini e ai lavoratori autonomi: viene ritenuto legittimo il compenso proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto e si rinforza il legame fra compenso pattuito e parametri ministeriali. I parametri economici di equità dei compensi vengono emanati con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto convertito, suddivisi per ogni figura professionale e aggiornati a cadenza biennale. L’importo dell’equo compenso deve essere stabilito con il parere delle associazioni maggiormente rappresentative delle categorie di liberi professionisti e autonomi.


Compenso e concorrenza

L’estensione dell’equo compenso a tutte le prestazioni di opera intellettuale effettuate nell’ambito delle prestazioni di lavoro autonomo occasionale regolate dall’art. 2222 del Codice Civile e seguenti era stato ritenuto un passo importante da Avvocati e Professionisti. L'’Antitrust ha ritenuto che l’equo compenso e l’introduzione delle tariffe professionali, fisse e minime, costituiscano una grave restrizione della concorrenza, in quanto impediscono ai Professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti e quindi di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione.


Equo compenso per tutti i professionisti

Nel comunicato dell’Antitrust relativo al parere sull’equo compenso per i Professionisti si legge:

“In primo luogo, è stata segnalata la contrarietà ai principi concorrenziali di quanto previsto dall’art. 19 quaterdecies del DDL. in esame, in tema di “equo compenso” per le professioni, che introduce il principio generale per cui le clausole contrattuali tra i Professionisti e alcune categorie di clienti, che fissino un compenso a livello inferiore rispetto ai valori stabiliti in parametri individuati da decreti ministeriali, sono da considerarsi vessatorie e quindi nulle. La disposizione, nella misura in cui collega l’equità del compenso a parametri tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce di fatto i minimi tariffari, con l’effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra Professionisti nelle relazioni commerciali con alcune tipologie di clienti e ricomprende anche la Pubblica Amministrazione”.

L’Autorità ha sottolineato come, secondo i consolidati principi antitrust nazionali e comunitari, le tariffe professionali fisse e minime costituiscano una grave restrizione della concorrenza, in quanto impediscono ai Professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti e, quindi, di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione. Tale intervento, laddove approvato nei termini proposti, determinerebbe un’ingiustificata inversione di tendenza rispetto all’importante e impegnativo processo di liberalizzazione delle professioni in atto da oltre un decennio e a favore del quale l’Autorità si è costantemente pronunciata, né risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale.

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