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CONTI CORRENTI AI RAGGI X… AZIENDE E PRIVATI





Controlli tramite ISEE, risparmiometro, superanagrafe e ...


Che il Fisco sia un incubo, beh, non scopriamo oggi l’acqua calda! Si pensa troppo che la cura ai mali dell’Italia sia solo nel fatto di aumentare le tasse. Intendiamoci: giusta la guerra all’evasione fiscale, ma il “massacro” di tasse e balzelli a cui il cittadino è sottoposto, inevitabilmente genera certi pensieri. Non meravigliamoci se le aziende, sul nostro territorio, decidano di chiudere baracca e burattini trasferendosi all’estero dove non esiste la pressione fiscale e la burocrazia che abbia qui, cui aggiungiamo i Governi che hanno un’altra stabilità. Ora ci tocca fare i “conti”, scusate il gioco di parole, con CONTI CORRENTI, RISPARMIOMETRO E SUPERANAGRAFE.


CONTROLLI TRAMITE ISEE

Partiamo dalla procedura riguardante come il fisco può controllare i conti tramite i modelli ISEE. Dal 1° gennaio 2020 è stata avviata la precompilazione (in via sperimentale) della DSU, da qui sono partiti i controlli da parte del Fisco sui conti correnti dichiarati dai contribuenti.

Gli accertamenti vengono fatti in base ai dati indicati nella DSU, estendendosi a saldo e giacenza media sui conti correnti, libretti postali e depositi dei contribuenti che richiedono il modello ISEE per accedere a una prestazione agevolata. Nel dettaglio, il Fisco cercherà omissioni e difformità riguardanti il valore del patrimonio mobiliare complessivo del nucleo familiare.


RISPARMIOMETRO

Questo strumento è un algoritmo con cui il Fisco verifica la coerenza tra i risparmi presenti sul conto corrente e i redditi dichiarati allo Stato, esaminando anche gli anni precedenti oltre all’anno fiscale corrente.

Se l’analisi dei dati riscontra uno scostamento del 20%, tra entrate e uscite sul conto corrente, scatta il controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il tutto in linea con la guerra al contante del Governo Conte.


Facciamo alcuni esempi chiarificatori sul controllo e quando scatterebbe: depositando denaro sul conto corrente ma non prelevando nulla, viene presunta che la sussistenza venga garantita dal contante ricevuto da lavoro in nero. Oppure quando un contribuente dichiara un certo reddito annuo, ma in banca risulta titolare di risparmi superiori alle proprie possibilità; in terza analisi chi ha effettuato acquisti incoerenti con la propria dichiarazione dei redditi.


Anche operazioni bancarie che spostano importi superiori ai 5.000 euro, come ad esempio i bonifici effettuati per l’acquisto di auto o immobili, o il trasferimento di denaro all’estero, fanno scattare gli accertamenti fiscali. Soggette a controlli anche le entrate, dal momento che dovranno essere giustificati i versamenti che prevedono somme elevate. Per i prelievi in contanti, invece, non ci sono controlli. Esiste però un’eccezione: qualora gli importi prelevati siano superiori ai 5.000 euro. In questo caso potrebbe partire una verifica antiriciclaggio: la Banca andrebbe a richiedere al cliente una dichiarazione scritta sulla necessità della somma richiesta.


SUPERANAGRAFE

In questo caso, siamo di fronte ad un database in cui sono raccolti sia i dati dell’Agenzia delle Entrate sia quelli della Guardia di Finanza. In questo modo il Fisco attinge ai seguenti dati:


  • saldo del conto corrente a inizio e fine anno

  • movimenti di entrata e uscita

  • giacenza media


Dal 2018, in via sperimentale, la superanagrafe è stata introdotta per quanto riguarda le società; il secondo step è da agosto di quest’anno e consente di effettuare controlli anche sui conti correnti delle persone fisiche.




SOLO SE ESISTE IL RISCHIO “EVASIONE” SI EFFETTUANO I CONTROLLI SUI CONTI CORRENTI

Il controllo dell’ Agenzia delle Entrate è consentito sul conto corrente di qualsiasi persona fisica. È ovvio che esistono soggetti maggiormente esposti agli accertamenti fiscali, ovvero quelli con un “profilo a maggior rischio”. Chi e come? Liberi professionisti e titolari di partita IVA, così come i titolari di aziende in linea generale.

Potrebbe bastare, per esempio, un accredito di grande entità non presente nella dichiarazione dei redditi. Conti correnti O.K., ma non solo: esistono altri controlli per:


  • deposito

  • titoli

  • conti

  • deposito

  • buoni fruttiferi

  • postali

  • conto terzi

  • investimenti in società di gestione collettiva del risparmio

  • prodotti assicurativi

  • carte di credito



Ecco cosa accade in caso di “sospetto”: in primis, il contribuente dovrà fornire le dovute giustificazioni di fronte alle autorità. Prima dell’accusa formale, però, l’ Agenzia delle Entrate con un contraddittorio preventivo, dovrà andare a verificare le motivazioni. A questo punto, il contribuente riceverà una convocazione da parte di un funzionario del Fisco, durante il quale dovrà fornire spiegazioni e giustificazioni sulle anomalie riscontrate. Ovvio che il contribuente dovrà essere in possesso di tutta la documentazione necessaria a dimostrare che non ci sono state attività illecite.


L’onere della prova grava sul sulle spalle del contribuente.

Terminata la valutazione delle prove, qualora il funzionario non le giudicasse convincenti, a questo punto, potrà seguire un accertamento fiscale, ovvero un controllo specifico atto a chiarire la posizione fiscale del contribuente.

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