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INPGI: CASSE IN ROSSO E UN FUTURO INCERTO ……

Come tutte le casse previdenziali dei professionisti, sei obbligato a versare i contributi…. guai in vista per i giornalisti iscritti all'INPGI….che rischiano di vedere prendere il volo la propria pensione…


Non so se essere più inc......o oppure amareggiato per i guai che la cassa previdenziale, INPGI (ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA GIORNALISTI) ha combinato in tutti questi anni, "bruciando" i contributi che tanti giornalisti, come il sotto scritto, hanno obbligatoriamente versato!


Ora che la "diga" è crollata ci troviamo con un buco che è meglio non descrivere, grazie ad investimenti sballati" fatti dall'Istituto e ora, per dirla con un eufemismo, ci troviamo in brache di tela grazie alla ….. loro lungimiranza….


Qualcuno potrà venirmi a dire: "Di che ti meravigli? Non sono i primi ad essere "saltati" o sul punto di saltare…."! Non mi meraviglio sono semplicemente i.... o per essere stato obbligato a pagare per anni una Cassa che sta andando a gambe per aria con la pensione di chi ha lavorato per tanti anni!


Per far luce sulla questione e capire il "disastro " di cui parliamo, facciamo un passo indietro: anno 2017. L’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani ha perso 134 milioni e 865 lavoratori attivi, che porta il numero totale a 15.011, con una flessione del 5,45% rispetto allo stesso dato del 2016.


Un’emorragia economica non facilmente sanabile, se non con un aiuto esterno. E lo stillicidio non si è ancora arrestato: il divario tra entrate e uscite per le casse dell’INPGI continua ad aumentare. Da un lato si registrava nel 2017 una contribuzione Invalidità Vecchiaia e Superstiti corrente in calo del 2,33%rispetto al 2016, e dall’altro un aumento della spesa per le pensioni IVS pari nel 2017 a 511 milioni di euro con un incremento del 5,19%.


Nella “nota” che ha accompagnato la pubblicazione del bilancio, ad aprile 2018, è emerso una vera e propria emergenza. Il dato chiave per analizzare questa dinamica è quello dei rapporti di lavoro: -889 nel 2017. Negli ultimi cinque anni, un tempo tutto sommato limitato, la categoria ha perso quasi 3.000 lavoratori attivi, che oggi sono poco più di 15.000.


A questo aggiungiamo che, nel 2017, sono stati erogati ai colleghi circa 7.000 trattamenti a titolo di ammortizzatori sociali; ciò ha comportato una spesa a titolo di indennità di 24,2 milioni che, seppur in calo rispetto al 2016, rappresenta comunque per l’Ente una voce rilevante. La soluzione che si sta prospettando per arginare l’emorragia è uno spostamento dei lavoratori che operano nel campo della comunicazione web dall’INPS all’INPGI.


Quale soluzione? Secondo Claudio Durigon, sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, espresso durante un confronto sulle casse di previdenza dei professionisti, l’idea è quella di inserire nella conversione in Legge del Decreto su reddito di cittadinanza e pensioni, un provvedimento dedicato, o in ogni caso agire alla prima occasione utile.


UNA RIFORMA PER SALVARE LA CASSA


La Lega aveva già provato a salvare le casse dell’INPGI con un emendamento alla Legge di Bilancio 2019, presentato prima alla Camera e poi al Senato in una versione ancora più estesa.


La proposta prevedeva, in prima battuta, l’obbligo di iscrizione all’INPGI per tutti i soggetti che svolgono attività di comunicatore professionale, nel pubblico e nel privato, a partire dal 1° gennaio 2019.


Obbligo, poi, proposto anche per tutti coloro che svolgono attività, “anche di natura tecnico-informatica, inerente la produzione, il confezionamento o la fruibilità di contenuti a carattere informativo diffusi sul web o su altro canale multimediale”.



La soluzione prospettata dalla Lega, per intervenire sulle perdite dell’INPGI, non aveva incontrato il favore di Tito Boeri, nei suoi ultimi mesi di presidenza all’INPS. “Si vorrebbe fare uno scippo di contribuenti all’Inps per finanziare alcune casse private - ha spiegato l'ex Presidente - Prendiamo quella dei giornalisti: non hanno contributi sufficienti per pagare le prestazioni e si vuole spostare alcune persone che stanno pagando i contributi all’Inps all’Inpgi”.


Un commento che aveva generato subito la reazione di UILPA CeC (Cordinamento Enti e Casse) e aveva definito, in una nota, il passaggio di contribuenti da un Istituto all’altro il frutto di un “processo di naturale evoluzione della professione dell’informazione e della comunicazione che tende a salvaguardare la finanza pubblica mantenendo nell’alveo del naturale ente di previdenza, cioè l’Inpgi, i circa 25.000 comunicatori”.



La Legge di Bilancio aveva altre priorità e l’emendamento non è stato approvato. Alla prima occasione utile, il Decreto Legge su reddito di cittadinanza e pensioni, però la “proposta” è tornata in Parlamento.


Con un emendamento presentato dagli onorevoli di Forza Italia, si ripropone l’ampliamento della platea di iscritti all’INPGI a partire dal 1° gennaio 2020 ai comunicatori del web, compresi quelli che operano con prestazioni di lavoro autonomo, anche rese in forma di collaborazione coordinata e continuativa.


Un’operazione che dovrebbe essere poi seguita dall’elaborazione di un apposito bilancio tecnico attuariale da consegnare entro il 1° giugno 2021 ai Ministeri vigilanti. Il decreto è stato approvato dal Senato: anche in questo caso, l’emendamento è stato respinto.


L’emorragia dell’INPGI con la soluzione di attuare uno spostamento della platea di iscritti dalla cassa previdenziale dello stato a quella privata, sarà riproposta ancora.


La soluzione "salva-Cassa", di allargare la platea degli iscritti, includendo anche i comunicatori del web, che ora sono iscritti all’INPS, non crediamo risolverà il problema, non del tutto, forse arginerà, ma non crediamo a risolvere….


I dubbi rimangono…. come dire, siamo alle solite: "Si chiude la stalla quando i buoi sono scappati"....



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